Identità e Qualità

I valori

Il Dipartimento di Giurisprudenza condivide i valori accolti dall’Ateneo di Pisa e garantisce, al proprio interno, il rispetto dei principi della Costituzione della Repubblica Italiana, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Il Dipartimento garantisce la libertà di insegnamento e mette al centro della propria azione l’interesse primario degli studenti e di coloro che fruiscono a tutti i livelli della formazione universitaria, intesa non solo quale trasmissione di saperi, ma anche come preparazione alla consapevolezza e alla responsabilità richieste dal contesto socio-economico contemporaneo. Il Dipartimento si preoccupa altresì di accompagnare i giovani verso il mondo del lavoro, intraprendendo iniziative che consentano loro di entrare in contatto con qualificate professionalità.

Il Dipartimento garantisce la libertà di ricerca e incoraggia la condivisione delle conoscenze quali strumenti di progresso scientifico al servizio della tutela dei diritti umani nell’ordinamento interno e nella dimensione europea e internazionale. Nell’ambito dei compiti che rientrano nella terza missione, il Dipartimento incoraggia e sostiene i progetti e le competenze giuridiche che contribuiscono allo sviluppo della società, alla diffusione dei valori costituzionali e che migliorano la produzione legislativa, la formazione dei giudici e delle professioni legali, l’attività amministrativa, la condizione delle carceri.

Il Dipartimento assicura il rispetto della dignità delle persone e del principio di eguaglianza e supporta le azioni necessarie al superamento di ogni tipo di discriminazione e alla promozione di un’equilibrata rappresentanza di genere. Nei confronti dei soggetti in condizione di disabilità si adopera per rimuovere gli ostacoli alla fruizione dei servizi universitari e alla partecipazione alla comunità accademica, nonché per agevolare la loro collocazione nel mondo del lavoro.

Il Dipartimento impronta la propria azione al metodo democratico, alla massima condivisione delle scelte e alla cultura del merito, conformando le proprie decisioni ai principi della correttezza e all’assunzione di comportamenti eticamente, oltre che giuridicamente, responsabili.

Le radici

La Facoltà di Giurisprudenza, oggi Dipartimento, a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 240/2010, vanta una storia risalente al 1343, quando nacque in concomitanza con lo “Studium Generale” pisano e sulle fondamenta di una solida tradizione di studi giuridici: già nel 1339, infatti, insegnava diritto a Pisa Bartolo da Sassoferrato, il più grande giurista del suo tempo.

Da allora l’insegnamento del Diritto ha mantenuto un livello tale da fare di quella pisana una delle più prestigiose Facoltà di Giurisprudenza italiane ed europee, con periodi di autentico splendore, come nel Cinquecento, nel Settecento e nei decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento. Nell’ambito dello sviluppo della dottrina italiana successiva all’Unità nazionale, un posto centrale è stato assegnato a giuristi che hanno vissuto a Pisa tutta la loro stagione scientifica o parte feconda di essa.

Anche escludendo i tempi più recenti, tra gli studiosi che hanno contribuito a rendere illustre la Facoltà possiamo ricordare: Guido Zanobini, Carlo Lavagna, Alessandro Pizzorusso tra i costituzionalisti; Ugo Natoli, Giorgio Giampiccolo, Lina Bigliazzi Geri tra i civilisti; Giovanni Carmignani, Francesco Carrara, Enrico Ferri, Tullio Tancredi Delogu tra i penalisti; Santi Romano e Massimo Severo Giannini tra gli amministrativisti; Filippo Serafini, Paolo Frezza, Feliciano Serrao tra i romanisti; Luisa Riva Sanseverino e Giuseppe Pera tra i lavoristi; Carlo Furno e Giovanni Fabbrini tra i processualcivilisti; Antonio Cristiani tra i processualpenalisti; Giuseppe Sperduti, Antonio Cassese, Roberto Barsotti tra gli internazionalisti; Franco Batistoni Ferrara, tra i tributaristi; Ermanno Graziani, Luigi de Luca, Domenico Barillaro tra i canonisti e gli ecclesiasticisti; Antonio Carrozza tra gli agraristi; Francesco Bonaini, Biagio Brugi, Antonio Marongiu tra gli storici del diritto; Giovanni Carmignani, Widar Cesarini Sforza, Vincenzo Palazzolo tra i filosofi del diritto.